Minuta Intergas, 15 marzo 2016

 

fiori_06a VERBALE INCONTRO TAVOLO OPERATIVO RETE GAS VARESE DEL 15/03/2016 (minuta precedente)

 

Presenti:
  • Sara Gas Campo dei Fiori
  • Gianpaolo e Shona Gas Sesto
  • Antonella Vogas
  • Sonia Bombolo Gas
  • Alessio Lumagas
  • Stefano e Giancarlo Gas officina
  • Pietro e Daniela Gasello
  • Silvia Gasauser
  • Franco Amico Gas
  • Federico Cisgaso
  • Alberto e Lucia Venga e Des
  • Roberto Licalzi de Le galline felici
  • Musita aerongas
  • Antonella Gasabile
  • Marco Cisgaso
  • Fabio Gasello
  • Giorgio gassola
  • Barbara e Mattia di gas officina

 

Argomenti o.d.g.:
  1. incontro con Roberto Licalzi de Le Galline felici
  2. presentazione del nuovo CDA DES al tavolo intergas.

 

Argomenti trattati:
Alberto e Lucia (come rappresentanti del consiglio del DES): ci informano che sono state fatte le elezioni a metà gennaio, il programma è stato fatto girare; in linea di massima il DES Varese fa parte del panorama nazionale dei vari territori con varie organizzazioni dei DES e delle reti di produttori e GAS, inoltre è una realtà con tanta partecipazione, ci sono una cinquantina di attività socie e i soci ordinari non sono più persone ma GAS, botteghe, produttori, cooperative e soci volontari che si danno da fare per la costruzione del distretto.
Quello che DES vorrebbe fare in questi anni è “la quadratura del cerchio”: lavorare sulla rete molto ricca e creativa, con tanta partecipazione, incrementando le relazione nella rete, avere un organizzazione più efficiente. In concreto vuol dire avere gruppi di lavoro con soci operativi volontari e dei tavoli che sono un sottosistema della rete: 200 realtà che si sono avvicinate (una cinquantina socie) che si incrociano anche tra di loro con iniziative. Realtà variegata dove ci sono tavoli tessile, botteghe di bioedilizia/cohausing, intergas, che raggruppano persone con interessi comuni che possono lavorare insieme, rappresentano lo snodo fondamentale per camminare insieme mantenendo attiva la creatività.
Dal RES nazionale è uscito un documento dove si dice che si dovrebbe imparare a diventare comunità, con forme organizzative che ci rappresentino con le istituzioni, ma d’altra parte lavorare sempre sulle relazioni, sostenendo nel concreto i produttori con un cammino insieme. Questo è quello che si vuol perseguire.
Più collaborazione con più competenze in gioco.
Il DES volendo rendere più espliciti questi concetti, ai soci volontari che sono attivi, hanno mandato una lettera in cui dà un mandato con cui ci si può presentare come socio nel DES portando avanti quest’ottica.
I tavoli devono mantenere la loro libertà di azione, ma in una cornice comune che porta avanti le idee di base, anche per non duplicare lavori e disperdere le forze.
Vengono messi in evidenza due livelli di urgenza: ambientale per i cambiamenti climatici; delle persone che hanno bisogno, in povertà e sofferenza, per cui non ha senso guardare solo al proprio interesse, bisogna dare una svolta lavorando insieme. Il senso della linea politica del nuovo DES è questa.

 

Progetto pdo (piccola distribuzione organizzata): all'interno del vecchio programma era un argomento presente, si prevede di completare la mappatura di gruppi, botteghe e produttori.
Nella nostra realtà ci sono : aequos, il grappolo e terre di lago. Una serie di GAS vorrebbero prodotti locali che con aequos non arrivano ed è interesse del DES sostenere l'economia territoriale, il progetto è partito da questa esigenza. Si è ultimata la mappatura per ottimizzare la logistica con meno mezzi possibili, appoggiandosi anche a cooperative come aequos e la ginestra. Per questo progetto hanno partecipato a un bando di SEA aeroporti e hanno passato le prime due selezioni. I dipendenti della SEA voteranno i tre progetti che avranno 10 mila euro per realizzarlo. I rappresentanti del DES chiedono di sponsorizzare il progetto il più possibile; comunque il progetto si farà, ma con questo aiuto economico andrebbe tutto più liscio.
Primo passo sarà il questionario per tutti gas e produttori per capire come funzionano i volumi delle merci, rilevando le esigenze organizzative per vedere se ci sono bisogni comuni da soddisfare. Per acquisti collettivi la parte logistica potrebbe quindi essere gestita da PDO. Con una organizzazione presa ad esempio da Le galline felici, che ha fornito intergas e terre di lago nel nord della provincia; con PDO si potrebbe organizzare un’unica consegna per non duplicare i viaggi e i percorsi oltre ai mezzi sulla strada.
Il tavolo PDO, se qualcuno del tavolo intergas fosse disponibile ad entrarci, sarebbe utile anche per avere un collegamento più efficace con i produttori; per il DES sarebbe uno strumento utile usufruire delle schede preparate da intergas. Se ci fossero una o due persone che partecipassero ai tavoli DES sarebbe meglio.

 

Stefano (tavolo intergas):
segnala che negli anni scorsi è stato detto no al fatto che il DES si rendesse disponibile a fatturare per alcuni ordini intergas. Chiede se sia possibile arrivare ora a questo punto di collaborazione?

 

Alberto:
risponde che ne hanno parlato anche con Franco Ferrario, che lavora nel gruppo, si tratta di capire quali sono i numeri e i costi, perché anche il grappolo aveva lo stesso problema. Se si tratta di semplificare la parte fiscale, sarebbe utile da fare.

 

Stefano:
fa presente che questo potrebbe esser anche un modo per raccoglier qualche soldo per il DES. Lucia segnala che questo caso servirebbe qualcuno in segreteria che gestisca questa cosa, con i soldi del bando sarebbe fattibile, senza, sarebbe più difficile. Questo discorso Varrebbe anche per il progetto “ModaVa”, il problema è che l'attività del DES non può essere prevalente quella commerciale, si dovrebbe costruire uno strumento apposta: società o altro. Quindi con poche fatture l'anno è un discorso, altrimenti sarebbe difficile, dovremmo capire quale sarebbe il movimento di fatture e denaro.
L'idea è di occuparsi della logistica, non degli ordini, ogni gas o intergas farebbe girare listino e gestirebbe la sua parte. Capire rispetto alla produzione locale quali sono le possibilità rispetto anche alle esigenze nel territorio. Il produttore non può ampliare la produzione se i gas non ordinano.

 

Giancarlo (tavolo intergas):
sottolinea che è fondamentale una logistica e organizzazione dell'ordine con un sito o altro; il discorso fatturazione secondo lui un problema minore, perché si possono trovare accordi con i produttori, es: facendo una fattura dopo N. mesi al singolo gas. Ci si può comunque organizzare, l’importante è l’organizzazione della logistica. Si potrebbe fare un patto con il produttore; es: il GAS nell'anno ha bisogno di tot chili della merce prodotta, e il produttore potrebbe mandare la fattura ogni 3 mesi e non ogni volta. Importante è l'acquisto collettivo organizzato con continuità e prospettiva futura.

 

Licalzi:
Nel caso degli ortaggi è ancora più importante la programmazione. Come sarebbe la logistica? Con trasportatori o interna ai gruppi? fatta da chi? Perché può essere fatta da: proprietario, acquirente o trasportatore autorizzato, non da altri. Da punto di vista legale e formale alcuni punti vanno risolti.

 

Lucia:
specifica che ci affideremmo a un trasportatore.

 

Giancarlo:
specifica che nel varesotto ci sono già 5 / 6 punti logistici, la ginestra potrebbe fare il trasporto. Anche Emmanuele potrebbe entrare in gioco.

 

Alberto:
bisogna uscire dalla nicchia dei gas e tramite le botteghe o negozi del fresco che sono soci senza essere botteghe, arrivare a tanta gente, per spostare più livello economico, arrivando al singolo consumatore. Lucia: oltre alle botteghe ci sono due negozi: bottega di Ispra, biologicamente sfusi e coopac: le sfuse a Gavirate.

 

Gianpaolo:
chiede se si sta pensando ad un sistema di vuoto a rendere.

 

Pietro:
spiega che è una storia già pensata alla nascita di aequos; il grosso dell’imballaggio sono le casse di legno e plastica, che venivano restituite ad Emanuele (il trasportatore), per portarli ai produttori. Quando non c'è più stato il trasportatore iniziale che tornava nelle zone di partenza, nessuno ha più chiesto i vuoti, perché avere chi ritira costa di più che produrre nuovi imballaggi. Inoltre il vetro e la plastica possono rientrare nel ciclo del riciclo; inoltre per i vasetti c'è la sanificazione, quindi non è possibile restituirli. Es: da Biotrentino comprano decine di migliaia di bottiglie l'anno, ma i costi di ritorno e sanificazione sono troppo elevati per averne un vantaggio nel restituirlo. Hanno proposto la restituzione del vuoto a Officinae e natura, ma anche lì c'è lo stesso problema con lo scambio di barattoli, per cui non è stato più fatto.

 

Giancarlo:
si potrebbe lavorare sulla riduzione, oppure stando sul locale potrebbe essere più fattibile

 

Licalzi:
si dice contento di vedere presenti molti giovani; stasera ha sentito parlare di aiuto ai produttori che secondo lui non è una logica condivisibile che trasferirebbe qui le logiche che hanno affossato l’economica e drogato agricoltura. Qua si dovrebbe parlare di scambio; ci sono grati per la possibilità e l’attenzione, e noi traiamo vantaggio dai loro prodotti; quindi parliamo di economia, non assistenza e d’aiuti, che è una logica diffusa nell’economia solidale e rischia di essere fuorviante.
Il consorzio de Le Galline Felici, nasce da una sua iniziativa di 14 anni fa; lui è un agricoltore e vuole continuare a farlo. Nel tempo è nato uno scambio di prodotti con coinvolgimento di altri produttori; con la nascita del consorzio, con 25 aziende e altre 25 che ruotano attorno al consorzio nella fase di “pulcinato” c’è una reciproca osservazione per verificare il reciproco gradimento.
Più passa il tempo e più si consolida l’idea che svolga un ruolo solidale nel territorio con un’economia che funziona e rispetto a un’economia con l’acqua alla gola; il consorzio è un esempio da emulare e si vorrebbe che nascessero altre mille aggregazioni con la direzione del rispetto di lavoro, territorio e vita.
A questo Le galline felici dedicano molte energie con la divulgazione: sia fuori, con strumenti attivati con altri soggetti, gasisti e insegnanti: cartoni, manifesti. Da quando lui è nel suo terreno, ha convertito altri produttori non al bio, ma al non uso di pesticidi. Nei primi anni c'era odore diffuso di pesticidi a poco a poco, vedendo che lui aveva risultati, ha cominciato sempre più gente a non usarli. Qualcuno ha fatto passi avanti vedendo come economia di questo genere ha valore e quindi alcuni hanno approfondito tecniche del bio e di mettersi in relazione.
Contaminazione positiva che sono riusciti a realizzare a macchia di leopardo tanti altri produttori. Ciò rischia di trovare però un baluardo nello scarso assorbimento del mercato. Se tanti abbandonano la chimica cercando risposta nel mercato consapevole e attento, se non trovano una risposta, rimangono in mezzo al guado. Se noi riceviamo tante richieste da produttori, lo ricevono anche loro, quindi lavorano per estendere la conoscenza di questo stile e di questa produzione, per aumentare il mercato degli acquisenti.

 

Giancarlo:
pone una domanda a Licalzi. Una produttrice di arance (Francesca Somma) un anno e mezzo fa ha raccontato di avere una serie di difficoltà, le è stato suggerito di mettersi in rete, lei ha raccontato che una serie di cooperative in Sicilia dà al produttore cifre irrisorie, per cui è meglio stare da sola perché il prezzo che le danno è 30 / 40 cent al chilo; queste cooperative è possibile verificarle e/o selezionarle? Voi come consorzio vi comportate così?

 

Licalzi:
conosce la persona a cui si riferisce Giancarlo, ma non sa a chi si riferisse Francesca (viene precisato che si trattava di Agrinova); lui non conosce esattamente la loro politica aziendale, quindi non sa dire nel particolare, ma non gli pare che ci siano tante cooperative che si occupano di questo settore, da loro i produttori non soci prendono la stessa cifra dei soci: meno di 5 cent, perché i soci partecipano a rischi di impresa, come è capitato anni fa, quando per pareggiare i bilanci misero soldi di tasca loro.
Una struttura costa, quindi prendiamo gli esempi delle filiere: all’inizio Licalzi faceva tutto, dalla raccolta, fatturazione, imballaggio, ecc...; era soddisfatto di prendere circa 70 cent al kg dalle arance, così, sottovalutando il lavoro in proporzione alla vendita ai commercianti, stava meglio, ma non considerava il lavoro né suo né dei famigliari, quando la struttura cresce c'è del lavoro che si deve affidare ad altri e ciò ha costi molto più alti di quanto remuneravi per te stesso. Attorno a galline felici ruotano 150 famiglie, hanno 27 dipendenti regolarmente assunti, di cui alcuni dalla nascita del consorzio , altri quasi metà, sono giovani impegnati a costruire il loro futuro mettendosi in gioco, mettendo del loro avendo peso e responsabilità nelle scelte. Dal punto di vista dei consumatori è meglio comprare a 80 cent e non 1,20, ma dobbiamo occuparci dell’impatto sociale, quel tipo di realtà produce la salvezza di qualcuno il mettersi insieme, produce cambiamento sociale, galline felici fa ciò per 150 fam. Chi offre servizi, i loro trasportatori stano con loro, beneficiano e lavorano con loro in modo sciale. Quando il trasportatore può andare in giro a dire che lavora in una realtà sana, promuove una cultura che si afferma. È scelta del GAS comunque scegliere in un modo o in un altro. Quello che danno a loro stessi è una cifra da tutti considerata remunerativa per il loro lavoro, decisamente inferiore a quella che prendeva quando si sfruttava da solo, oggi prende meno di quando lavorava da solo, se avesse lavorato da solo avrebbe messo di più in tasca, poiché in contesto collettivo ci sono altri costi. La forza del gruppo permette però di progettare e realizzare cose di un’altra consistenza, con orizzonte di cambiamento sociale sempre più consistente, per cui riescono a dedicare una parte consistente di risorse a progetti di comunicazione e divulgazione, cose che da solo ti sogni di farle e hai comunque un altro peso. In questi anni hanno ottenuto e creato cose interessanti: una comunità più ampia di quella locale riesce a mettere in campo iniziative di diffusione di cultura a livello nazionale e sovranazionale, riesce a sostenere progetti, non fare morire realtà che altrimenti fuori da questa rete, come arcolaio, coop soc. che lavora nel carcere di Siracusa, impiega regolarmente detenuti; qualche anno fa il direttore gli ha detto che non avevano soldi e materie, avrebbero dovuto chiudere. Quindi Licalzi ha scritto ai GAS che conosceva chiedendo se erano disponibili ad anticipare i soldi per comprare le mandorle; se, invece, si sentivano più garantiti dalla solidità di Licalzi, potevano dare questo credito a galline felici, che li avrebbero dati a loro. Con questa richiesta di aiuto, sono state raccolte 17 mila euro in una settimana, comprando mandorle, sollevando il fatturato del 30%, è stata presa in mano la cucina del carcere, ristrutturato; i detenuti dipendenti da 8 sono passati a 36 andando anche alcuni a fare catering di qualità fuori dal carcere. Altro elemento da tenere in considerazione: statisticamente nelle carceri italiane il 25% del cibo è mangiato da extracomunitari e l’altro viene buttato perché i carcerati comprano altro; nel carcere di Siracusa il 75% è stato consumato in carcere, il resto era buttato solo dai Boss. Renzi ha deciso che il cibo in carcere doveva essere delocalizzato e arrivare nei vassoietti.
A costo zero, il carcere di Siracusa ha avuto i soldi e li ha restituiti entro l'anno. L’effetto sociale è difficilmente quantificabile, ma per quei detenuti che hanno partecipato al progetto, qualcosa è cambiato, ma magari anche in quei detenuti che hanno mangiato bene e non come animali. Ciò ha un costo: comunicare piuttosto che perire; promuovere, tenere qualcuno a fare i conti anche su cose da cui non viene nulla, ha un costo investire nello sviluppo sociale.

 

Alberto:
viene in mente la discussione di Monza al tavolo nazionale, in cui Licalzi ha parlato del prezzo con cui vende.

 

Licalzi:
loro hanno investito ad esempio con “sbarchi in piazza”, ciò ha comportato un mare di fatica e costi non indifferenti per chi ha amato con intensità. L’obbiettivo era quello di raccontare un altro modo di fare la spesa, oltre a relazionarsi per far crescere la platea degli acquirenti responsabili. Questa cosa non è accaduta esattamente, forse non è stato un successo in questo senso. Dove sono stati condotti e seguiti negli anni con lavoro anche in scuole, ecc. Questo ha contribuito a frenare o arginare un certo calo di tensione generale nel mondo dei GAS, con calo dei numeri. Ora c'è da chiedersi, e stiamo cercando di trovare soluzioni, probabilmente bisogna trovare delle formule che permettano l’accesso a questi prodotti anche a chi non ha voglia di impegnarsi nei gas senza abbassare la guardia e promuovere la comunicazione rispetto a tutto quello che ci sta dentro, che non si annacquino un puro e semplice mercato.
Da anni si pensa che abbiamo demonizzato, siamo nati con negazione di intermediazioni, forse non è una posizione sana e adeguata per favorire la diffusione dell’agricoltura sana, forse bisognerebbe lavorare su intermediazione partecipata. L’intermediario brutto è chi si mette in mezzo non facendo conoscere i due e grattando a entrambi, se si mette in posizione equidistante, parlando con entrambi, agevolando il mettersi in contatto e facendosi pagare il servizio il giusto prezzo concordato. Ciò potrebbe aiutare a sviluppare.
Se non ci fossero stati i gas lui farebbe ancora quello che faceva prima, è quindi molto grato, come lo sono tutti coloro che sono coinvolti in questo giro. Se il prodotto è buono, sano per tutti, economico nel limite del possibile occorre però che sia diffuso in tutto il territorio.
Bisognerà quindi inventarsi delle cose in questo senso. Hanno fatto lo sforzo nella comunicazione, hanno raccolto anche con la rinuncia di sconti da gasisti una cifra per produrre cose come cartoni animati, cinefest ecc... un dato da riprendere è che tanti hanno partecipato alla raccolta di soldi; decine di migliaia hanno messo dei soldi, ma l’utilizzo degli strumenti prodotti con questi soldi è molto limitato. Ciò è strano perché, se hai messo dei soldi per produrre una cosa, perché non la usi? L’uso è inferiore alle aspettative, ci chiediamo perché?
15 giorni fa c'è stato un tavolo RES a Bergamo, dove si proponeva un cambio di rotta, lui è andato indeciso, ma ci è andato per amore di questo percorso perché arricchisce la vita e ha potenzialità per cambiare vita a milioni di persone e la vede come potenzialità inespressa. È stato critico con la gestione degli scorsi anni che non ha colto obbiettivo e non ha trasferito emozione. Conoscersi è una parte importante, qui non siamo uno contro l’altro, qui abbiamo voglia di fare cose assieme, ribaltando dei paradigmi questa è una piccola rivoluzione gentile che lo appassiona molto e vale la pena spendere notti a scrivere mail ecc… Ma chi siamo qui dentro? Pensiamo insieme in qualche modo per immaginare e concretizzare una soluzione valida ad affrontare i problemi e usciamo da abbondanza di privilegi ottenuti anche da secoli di spremitura di limoni africani, o facciamo questo o non si sa che futuro ci sarà.
Fare pulizia in casa mentre fuori ci sono bombardamenti, ha poco senso.

 

Silvia:
ha visto e-commerce di Aosta di cui Licalzi faceva parte, ma nella logica dei gas la loro idea è di mettere in contatto gruppi di acquisto

 

Licalzi:
stanno nascendo tanti di questi progetti ed è un modo per fare rientrare dalla finestra quello che è uscito dalla porta, è da vedere, qui fanno da intermediazione alla rete partecipata, perché mettono in contatto i gas con i produttori; hanno chiesto a Licalzi di mettere a disposizione i prodotti, lo hanno fatto, ma non si può dire che ne fanno parte, perché non sono promotori o partecipi. Fanno questa funzione con gas e fanno diffusione sul territorio.
L’alveare è nato in Francia da un’iniziativa imprenditoriale che mutua i concetti che la loro attività, negli anni, hanno favorito, la diffusione (locale, prossimità ecc). Lì c'è una grossa centralizzazione a scopo di lucro, che favorisce comunque l’agricoltura locale di prossimità, perché ci sono cellule di alveare diffuse e ne nascono tante altre che acquistano direttamente da produttori locali (si parla di numeri grossi e consistenti). Se lo scopo è il mantenimento di un’agricoltura sana che stia sul territorio e sia gratificata con diversità invece che della sola cultura di soia transgenica. Sono cose da sperimentare facendo cadere tabu e ideologia.

 

Pietro:
condivide il discorso di non parlare di aiuto ai produttore, perché non dobbiamo fare assistenzialismo, come dice anche Gesualdi. Dobbiamo fare scambio tra chi produce e chi consuma. Nei nostri gruppi c'è convinzione del “piccolo è bello” e qualcuno vede Licalzi spaventandosi. Non lo condivide, ma è un discorso che esiste a cui Licalzi dovrebbe dare una risposta. Crede che le trasformazioni, non solo economiche ma anche culturali si fanno se ci sono mezzi e potenzialità altrimenti faremmo solo testimonianza rimanendo delle pulci. Non riusciamo a incidere positivamente in relazioni agli forzi che facciamo perché siamo sempre gli stessi, non so se questa fase di stanca sia perché non si vedono i risultati di quello che fanno. La gente è spompata perché la vetta è sempre lontana. Quindi piccolo è bello davvero? Il discorso di tipologie simili a quella della Francia, dal momento in cui salvano l’economia locale e che vada aprendo al consumatore per fare volumi, sono da demonizzare o sono da studiare e capire come impiegare e migliorali secondo nostra idea e visuale?

 

Licalzi:
quello della Francia è un bellissimo obiettivo a cui tendere, la sua vita è avere duemila metri occupati solo di quello per fare orto per 10 famiglie, per me e le mie famiglie vicine e quella mi sembra la dimensione ideale, tengo a quella che permette più spiritualità, ma è una soluzione individuale che non incide nella società. Da quel punto di vista pensare di cambiare il mondo attraverso le piccole iniziative individuali che riguardano solo sé stessi (non disprezzabile, anzi invidiabile) non dà possibilità agli altri, futuro ai giovani. Il fatturato di Galline felici sono 2 milioni di euro, 150 famiglie ci girano intorno. Licalzi non è il consorzio, ne è una parte e dall’anno prossimo non sarà nemmeno nel cda, non è il maggiore azionista, è uno piccolo e contestato.
Lui punta a moltiplicare ancora il fatturato del consorzio per fare cose che altrimenti non sarebbero fattibili e per dare una risposta. Una cifra di questo tipo non è grande, ma se si vuole creare qualcosa di consistente e dare certezza sull’oggi per il futuro, che permetta di costruire qualcosa non è poca roba. È gente che abbandona altre attività per lavorare con loro per costruire qualcosa mettendo del proprio, lavorare potendo dare realizzazione concreta ad aspirazioni ecc.. contribuire concretamente, non con chiacchiere, contribuire a costruire un cambiamento. Le galline felici stanno attivando tirocini in cui fare uno studio di fattibilità in una piccola distribuzione di filiera corta siciliana. Da anni se ne parla, ma non è stata fatta limitando gli scambi. Probabilmente occorre qualcuno con solidità che metta energia sapendo che per 3 / 4 anni abbia esborso di energie, puntando a dare lavoro ad altre 7 / 8 persone.
Il singolo produttore porta la cassette alle famiglie e al negozietto, ma non è quello.

 

Alberto:
rispetto alla domanda ha l’impressione che spesso ci sia il vizio della sinistra di dividersi in partitini, rimane un’ideologia forte, dovremmo imparare a metterci insieme, invece noi facciamo fatica. Alcuni Gas e persone vedono aequos come fantastico, altri non entrano e non ne vogliono parlare. Siamo in un mondo dove c'è tanta competizione, ciò fa si che piccolo e bello non porti ad un miglioramento. Il passaggio che dobbiamo fare è tenere insieme questi pezzi, con attenzione, sperimentando anche reti con profitti, se no sembra che ci si perda molto in discussioni campanilistiche non permettendo il cambiamento.

 

Alessio:
Avete altre produzioni?

 

Licalzi:
il listino è di 250 prodotti, i principali sono gli agrumi e fanno sperimentazioni anche su salvaguardia di specie come es. arancia vaniglia, quasi sparita e altre.
Hanno altre coltivazioni: ulivo, avocado, banane, ortaggi, ecc....
Ogni azienda ha le sue produzioni, alcune su agrumi e anche trasformazione.
Rispetto a quello che diceva Alberto, nel consorzio non ci sono profitti, tolte le spese viene tutto distribuito, la differenza da produttori soci e produttori non soci da cui comprano una piccola parte di prodotti.
Cristiana è stata un pulcino per alcuni anni -

 

Pietro:
quanti quintali fate di banane?

 

Licalzi:
in questo momento hanno 600 piante a terra di cui 2% non producono perché appena piantate. Avrà fatto 7 / 8 quintali quest'anno, poca roba.

 

Pietro:
noi li consumiamo in una settimana...
Ha posto questa domanda perché sa che c'è un discorso climatico, se l’agrume arriva da molte parti, sarebbe importante accorciare la distanza dal luogo di acquisto.

 

Licalzi:
stanno lavorando per bananeto che in qualche anno darà produzione ad alti livelli, ma se hanno in listino le banane non crede che basterebbero a lungo.

 

Pietro:
noi consumiamo 25 quintali al mese.

 

Licalzi:
stanno attivando coproduzione con loro amici collaboratori clienti soci; dal momento che alcune produzioni sono cronicamente deficitarie, si può chiamare a produrre insieme a loro. E in questo modo potrebbero essere più portate a mettersi in gioco accollandosi anche il rischio d’impresa. Es: se ha banani buttati giù dal vento, sono affari suoi, mentre se l’annata butta a terra tutto in una notte per grandinata.

 

Giancarlo:
partendo dal fatto che secondo lui, e non è solo una sensazione, è che i gas si stanno spostando verso acquisto di prodotti bio per benessere e ambiente solo dopo. Il discorso di favorire la produzione locale e i piccoli produttori, sta aprendo ad altra parte, vedono gas non più come gruppi solidali, ma come via preferenziale per vendere ad un prezzo migliore che al supermercato. I problemi del mondo sono grandi, ma come gas dobbiamo puntare a ricostruire patti chiari con produttori per avere un obbiettivo e un progetto comune.
È stata fatta girare una mail di un produttore che vendeva al supermercato che non poteva più prendere i suoi prodotti allora li abbiamo presi noi con aequpos. Allora ha pensato che in passato si pensava a comprare da un produttore e a terra e cielo si è fatto “ il paiolo” perché aveva venduto al supermercato. Lì loro hanno dovuto spiegare che avevano una sovrapproduzione che dovevano vendere e che avrebbero venduto più volentieri ai gas; galline felici non vendono alla grande distribuzione, come fanno? Perché chi produce deve vendere e non si può pretendere che venda solo ai canali che decidiamo noi, non si può pretendere se non si fa un progetto comune.
Ad alcuni viene il dubbio che al supermercato vendano cose migliori e a noi gli scarti...
Si stanno perdendo dei principi, i Gas si stanno evolvendo, secondo lui si deve lavorare per un patto con i piccoli produttori, perché per lui occorre favorire i piccoli (anche galline felici non sono grandi, sono tanti piccoli). Piccoli insieme è l’idea del Pdo, Malnate voleva mettere insieme i piccoli per vendere insieme ai gas.
Secondo lui il fatto di trovarci qua era capire meglio questo discorso. È giusto mettere in piedi una rete con i produttori locali per ciò che si può e non locali per ciò che non è possibile produrre da noi? I produttori non possono vedere i gas solo come un modo di guadagnare di più. Molti gas invece ora fanno un discorso di prezzo, senza guardare perché costa di più. Ci deve essere un cammino; avere gasisti che si lamentano del fatto che il prodotto è sporco e non bello, non è qualcosa che va bene.
I soldi sono il motore.

 

Licalzi:
la pretesa di avere prodotto ineccepibile è legittima e non ci piove, non ci può essere tolleranza in questo senso, i soldi li hai sudati e guadagnati, siamo tenuti a dare un prodotto più che dignitoso. Dobbiamo però definire cosa è dignitoso. Chiaramente sulla questione a cui accenni, al patto e al camminare insieme, sfondi una porta aperta, 14 anni prima di galline felici, con i gas con cui avevano voglia di raccogliere hanno fatto tante cose insieme. Siamo precursori e tra i più avanti nella collaborazione a tutti i livelli, nella progettualità, non so quante realtà ci sono con questo livello di compenetrazione.

 

Cristiana:
i gasisti dovrebbero chiedersi perché e chi assorbe il costo della grande distribuzione; perché piuttosto che lasciare sulla pianta svendono. Il costo si abbassa perché ogni piccolo difetto abbassa il prezzo: colore, ecc...
Oggi arriva a 80 cent il prodotto finito e su mercato costa 1,/1,3 e al sud c'è chi ci perde. Se non si va più giù non c'è scambio. Il cibo deve arrivare a tutti, ma con sostenibilità.

 

Pietro:
non è d’accordo con Giancarlo perché altromercato c'è nel supermercato e balza agli occhi, come c'è iris, terra e cielo, alce nero, ecc... come ci sono tanti produttori che forniscono gas in aequos. Si torna al ragionamento fatto tempo fa da Roberto, un uomo deve poter vivere di quello che produce e avere un’entrata dignitosa per permettergli di non dipendere da altri (mafia, assessori, ecc..) lui sarebbe cauto a definire errore, definirebbe il perché va dietro. Se lo stesso prodotto va a un prezzo al supermercato e ad un prezzo a noi, di domande me ne faccio. Alcuni scelgono il bio per questioni di salute e perché fa bene anche all'ambiente. È la mancanza di formazione e diffusione nei gasisti da parte di chi deve coniugare questi messaggi, è mancato l’aiuto se le scelte del gasista vanno verso una direzione è responsabilità di chi è più acculturato e preparato che ha trascurato.
Chi va a supermercato non è negativo, il bio va supportato. Il chilometro zero va bene, ma se a km 1 ho un aeroporto, un fiume indicato come discarica, ci sto attento.
Siamo immersi nei problemi ambientali.

 

Giancarlo:
se c'è un’azienda che vuole produrre bio anche se vicino c'è tradizionale, per me va bene, perché bisogna iniziare. Se no non prendiamo nulla vicino a noi.

 

Barbara:
quello che forse manca nei nostri progetti è che i produttori in galline felici hanno forti idee e si riconoscono in valori e proposte, si fanno promotori di questa cosa. È questo è forte, qui il produttore fa fatica a superare l’individualismo dei produttori. Il problema è che a livello dei produttori non c'è una forte volontà di mettersi insieme e fare comunità. Se chi produce non è convinto e non vuole confrontarsi, continuiamo a girare sullo stesso punto. Sarebbe quindi interessante capire l'ingrediente segreto de Le Galline felici.

 

Sonia:
la differenza è che qui nessuno ha sofferto come loro, per mettersi insieme si deve essere smossi da un valore forte, da una visione.
?_____?: sul nostri territori su cosa si consorzia? non c'è prodotto tipico

 

Licalzi:
è l'opposto, nella diversità conviene consorziarsi, il consorzio solo per un unico prodotto va bene per le catene, non per i gas. Ha ragione Sonia, la questione è quanto sei con l’acqua alla gola per avere la spinta. L’alternativa a quello che fanno è sfruttare, abbandonare e dedicarsi ad altro. Nei giri di Galline felici stanno ragionando per la richiesta non soddisfatta su cosa mettere di nuovo: avocado o banane? Ecc...
La molla per mettersi insieme è stata la sopravvivenza.
Il loro lavoro è pagato un terzo di quello che dovrebbe, quindi bisognerebbe far pagare di più, ma siamo in una società dove un centesimo in più cambia, quindi ti accontenti di quello che ti fa stare a galla e ti fa pagare tutto nella legalità. Siamo dei privilegiati. Un prodotto che non ha concorrenza.

 

Barbara:
siamo nelle Prealpi dove l’agricoltura è residuale e lotta con la lottizzazione, il massimo del contadino è che il terreno diventi edificabile. Qua ci sono fattori tra inquinamento, lottizzazione ecc... per cui non si riesce a innescare il sogno.

 

Pietro:
Ciò che chiede Barbara si fece quando nacque aequos, subito dopo arrivarono corto circuito, buona terra, ecc... il tratto comune di queste realtà è semplice: tutti per stare a galla facevano mercatini, questo comporta una scelta culturale pratica, devi avere varietà da portare sulla bancarella quando fai il mercato perché non puoi andare con 2 articoli o tre. Ciò comporta che tu hai una parcellizzaizone sui lotti già piccoli di ulteriore suddivisione che non è redditizio, non puoi organizzare e essere competitivo. Questo è il freno, dietro poi c'è altro: hanno proposto a bionovara che si organizzino per fare in modo che ognuno faccia un paniere inferiore di prodotti, facendo integrazione economica tra loro dato che sono un consorzio, producendo in modo diverso. Nessuno ha voluto sentire nulla.
Non si può far girare camion per tutta la Lombardia, sarebbe antieconomica, ci sono luoghi non inquinati e disastrati.

 

Stefano:
la sfida dei produttori locali è lanciata dal presidente del DES. Cercando di mettere insieme i produttori. Complimenti a galline felici.
Abbiamo parlato di tante cose, io sono preoccupato del senso di quello che fanno i gas e una serata come questa è utile per trovare il senso di fare degli acquisti sensati che possano anche sostenere realtà che non fanno solo arance ma fanno cultura; la sfida nei prossimi anni è allargare il mercato e tenere il senso per i gas, il rischio è di cadere nel comodo e facile che porta alla perdita delle generazioni nuove di fare un certo percorso. Allo stesso tempo, aumentare il mercato e fare economia reale insieme.
Cosa facciamo ora insieme?

 

Licalzi:
accoglierei l’invito a lavorare sul patto arricchendolo di contenuti da far discutere a tutti i potenziali fruitori di questo reciproco scambio e aiuto. Fisicamente siamo noi che sosteniamo voi, il cibo sostiene, la controparte economica.... anche su queste parole uno dei fattori di coesione nel consorzio nel fatto che nel nucleo promotore ci sono persone che hanno passato giorni in autostrada, a dormire insieme sotto i ponti, esperienze forti di vita. Elemento determinante.
Economica rigorosa dove mi deve consegnare ciò che mi hanno promesso, ma con valori dietro.
Lavoriamo sul patto e facciamolo condividere alle collettività.
Approfondiamo la discussione, l’impegno è di condividerlo con le comunità a cui appartengo, voi qua. Altro obbiettivo che Galline felici stanno già perseguendo è quello della comunità internazionale, stanno organizzando con i francesi una festa in comunità internazionale nella Francia del sud ai primi di luglio, dato il livello di confronto e intreccio che c'è con loro, molto interessante sarebbe che partecipassero dei nostri rappresentanti, saranno feste di ballo, gioco ecc... e sarà sede per parlare di questi patti.

 

Alberto:
in intergas entrano gas più sensibili e solidali, è importante perché se la base è la relazione, facendo acquisti per fare economia, utile sarebbe ragionare su meccanismi commerciali, per cui in alcuni casi sono stati trovati metodi così buoni che sono stati mutuati dal profit. Fare un patto sapendo l’importanza che ha in economia il gas; i gas sono entrati nella legge di stabilità 2016, dove viene istituita la carta famiglia, carta elettronica con sconti per famiglie di certo tipo e servizio di vario tipo. Ha anche la funzione di creare gruppi di acquisto famigliari e gruppi di acquisto nazionali, ma non si capisce che senso abbia.

 

Federico :
c'è stato un passaggio alla camera dell’articolo sul commercio equo, che dà la possibilità di accedere a fondi.

 

Alberto:
anche in Regione c'è un progetto; il RES nazionale manderà la richiesta di togliere il riferimento improprio dalla legge di stabilità. Appena arriva ce la fa girare.

 

Prossima riunione 12/04/2016

 


O.d.g.
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