Minuta 10 gennaio 2018

(minuta precedente)

 

 

Incontro dedicato a due Produttori Aequos: Corbari e Valenziani

 

Questo è stato un tavolo produttori particolare, non si è parlato come al solito del report della qualità, dei prodotti e delle date degli ordini: è stato un incontro con due produttori, molto interessante, Corbari e Valenziani. Sotto trovate quello che si è detto o almeno tutto ciò che sono riuscita a trascrivere.

 

Pietro: “c'è stato un disguido perchè nessuno si è ricordato che era stato detto ad una riunione precedente che era stato concordato l'incontro con Lazzarini Luigi (Az. Corbari).”

 

Alla riunione del tavolo produttori di novembre, si era detto che a gennaio sarebbe venuto a trovarci Corbari. Alla riunione di dicembre si è detto che a gennaio sarebbe venuto a trovarci Valenziani. Quindi infine, dico io, abbiamo preso due piccioni con una fava.

 

Luigi comincia: “faccio parte dell'azienda Corbari, siamo soci io e Daniele, co-titolari di una azienda agricola a Cernusco sul Naviglio che produce piante da orto e ortaggi. Siamo uno dei primi agricoltori biologici in Lombardia, ancora adesso l'azienda fa da collettore a tante altre attività che si affacciano alla produzione biologica. Lavoriamo principalmente con le piante da orto, vendiamo ad aziende medio piccole, alcuni sono produttori che poi forniscono Aequos. L'attività di produzione di ortaggi invece si rivolge al privato. Abbiamo scelto di svincolarci dalla grande distribuzione prediligendo la vendita al dettaglio. Serviamo una trentina di gruppi d'acquisto, dislocati nella nostra zona e fino a Lentate, lavoriamo con uno spaccio agricolo e con la ristorazione, soprattutto a Milano.”

 

“L'azienda è composta da noi due soci dal 2012, questo è il sesto anno di attività, siamo subentrati al fondatore dell'azienda che è Antonio Corbari che è andato in pensione, prima eravamo in tre: l'anno scorso uno dei tre soci, Silvio, è andato via, perché è Bergamasco e voleva tornare a Bergamo. Collaboriamo ancora bene con lui.”

 

“Abbiamo 9 dipendenti, tutti giovani. Tutti a tempo indeterminato, perché siamo strutturati per far si che ci sia un'ossatura di collaboratori costante nel tempo, al di là della stagionalità. Nell'ambito agricolo questa è un'anomalia, avere così tanti dipendenti e con un contratto così stabile. Questo ce lo possiamo permettere vendendo al dettaglio e perché la filiera è completa, dalla produzione della pianta, allo stoccaggio, alla raccolta del frutto alla commercializzazione. A dicembre cominciamo già con le prime semine per le piante da orto. L’aspetto di seguire la filiera dalla produzione della pianta alla sua vendita ci è possibile grazie all'affiancamento della vendita di prodotto non nostro, questo per noi significa estendere l’offerta per i clienti, che sanno di avere un punto di riferimento in noi, ad esempio la zucchina non ce l'avremo mai a listino a marzo, siamo in lombardia! La commercializzazione è stata pensata per fare da collettore ad altri piccoli produttori della zona e così i clienti sanno di avere sempre il prodotto fresco. Ci avvaliamo di piattaforma sociale rete e dispensa alimentare, anche se cerchiamo di limitare il più possibile. Poi ad esempio per i carciofi cerchiamo di individuare l'eccellenza (cita un produttore di carciofi in sardegna) e le mele le prendiamo da Rampanelli.”

 

“La produzione di piante da orto, si rivolge alle grandi aziende, ma abbiamo iniziato a sviluppare dei formati anche per gli hobbisti, cioè vaschette da 4 o 6 piante. è un settore nel quale ci piacerebbe col tempo sviluppare quel rapporto col privato che abbiamo già con l'ortaggio. vediamo che c'è una domanda sempre più frequente, sempre più coppie giovani o anche da giovanissimi che studiano e che vogliono mettersi in gioco e fare pratica. Noi siamo organizzati per lavorare con le aziende, abbiamo bisogno proprio di un riscontro da parte vostra, per riparametrare la nostra organizzazione per rispondere alle esigenze del privato ortista.”

 

“Ci rendiamo conto di avere la responsabilità di essere un punto di riferimento per tante piccole aziende che nascono nella zona. Cooperative sociali che cercano di sviluppare tramite l'orto delle tematiche di riabilitazione o impiego di persone disabili o semplicemente per trovarsi assieme nel tempo libero.”

 

“Noi irrighiamo con l'acqua potabile purtroppo, con dei costi molto alti, con manichette goccia a goccia. i campi invece vengono irrigati tramite un fosso irriguo che è monitorato dal villoresi, un sistema obsoleto e vecchio, che abbiamo in previsione di rimodernare. Invece che irrigare a pioggia potremmo irrigare a goccia anche nei campi. Purtroppo la nostra azienda nasce nel 78 e li è rimasta. Da sei anni stiamo cercando di portarla ad una evoluzione, ma per 30 anni era rimasta ferma.”

 

“Noi non siamo una cooperativa sociale, siamo un'azienda semplice, l'agricoltura è un luogo di sfruttamento molto spesso però ci sono anche cooperative che si interfacciano in maniera positiva facendo progetti sociali. Facciamo stage, dicendo fin da subito che non ci sarà l'assunzione, la finalità è di reinserire in ambito lavorativo persone che hanno la necessità perché disoccupate da tanto tempo o per esempio un ragazzo che è arrivato in Italia come minore non accompagnato. la parte educativa è a carico di enti esterni.”

 

“I semi non sono di nostra produzione perché è vietato. Il seme passa attraverso dei controlli per essere poi seminato da aziende come la nostra. Un conto è il privato, ma nel nostro caso non si può. Ad esempio non potremmo sapere se il seme porta con se delle malattie quindi deve essere analizzato, potrebbe esserci un batterio che poi si diffonde. Le aziende prediligono l'ibrido perchè in agricoltura biologica uno dei pochi escamotage per avere piante più sane è usare l'ibrido. Molti confondono l'ibrido con ogm. Non c'entra niente. Ogm si va a modificare il dna, mentre l’ibridazione è una cosa che succede già in natura, metti due piante di pesco diverse e vicine tra loro e i semi che fanno saranno una via di mezzo. Ma piantando quel seme poi hai alcune piantine in un modo, alcune in un altro, alcune via di mezzo, come i figli. Per questo i semi devono essere comprati da chi produce semi e li controlla.”

 

Come tempistiche per l'ordine di piantine da orto, l'anno scorso si era detto che avremmo chiesto di posticipare un pochino la consegna: rispondono che lavorando con i privati, troppo presto o troppo tardi dipende dal meteo, e dipende dalla percezione che uno ha del tempo. Secondo lui bisognerebbe fare due o tre consegne. Maurizio dice: “fate un elenco con delle spiegazioni su come piantare”, loro dicono: “potremmo fare per ogni prodotto una spiegazione delle temperature minime” . Maurizio chiede del rotolo di tessuto non tessuto. Loro di solito lo comprano da 300 metri!

 

“Per avere una consegna il 25 aprile, quando dobbiamo dirvelo?” “60 giorni prima.” Loro dicono che volendo c'è la consegna delle piantine di verdure da trapiantare a luglio e agosto (cavoli, finocchio ecc) e che ci sono alcune coltivazioni che non sono autoctone ma che si sposano bene con il terreno e il clima lombardo, ad esempio la mizuna.

 

Se non necessario non fanno trattamenti. è come una nursery, sono li a controllare sempre. Se vedono un afide su una piantina, deve sparire afide e piantina immediatamente. A volte costa meno buttare via tutto e rifare, piuttosto che fare trattamenti.

 

Se gli ortisti hanno problemi si può dare il loro indirizzo mail per aiutare.

 

Sperano che in futuro il semplice biologico sarà una cosa superata e che magari ci sarà una denominazione di biologico ed etico assieme.

 


 

Si passa a presentare Valenziani (di Rete InCampagna). Pietro : “Valenziani è stato trovato e visitato ancor prima che nascesse Aequos, c'era Strade del Fresco. Avevamo visitato 20 aziende. Con lui e anche con altri affrontavamo l'idea di fare rete. Gruppo di offerta, come qui ci sono i gruppi di acquisto. Purtroppo poi con quello che è successo con Strade del Fresco che c'è stata la divisione, non abbiamo potuto continuare i rapporti con Andrea e altri produttori, per un motivo di orgoglio, perché quando le cose avvengono traumaticamente, si fa fatica, e una delle cose che capitarono quando ci fu questa divisione, era Claudio che diceva sempre: fate pure, ma senza di me non riuscite perché non basta avere le chiavi, bisogna saper guidare la macchina. Quindi volevamo dimostrare nei fatti di essere in grado di trovare altri produttori e andare avanti senza di lui.” Luca dice: “avevano comunque proposto a Valenziani di collaborare ma era stato lui a rifiutare. Quando strade del fresco si è concluso, avevamo riallacciato i rapporti con Andrea. All'inizio era lui che non voleva collaborare con noi, voleva continuare con Strade del Fresco.”

 

Viene data la parola a Valenziani :

 

“Quest'anno sono 10 anni che faccio imprenditore agricolo, mi sono impegnato a uscire da un binario nel quale camminava mio padre, che comunque era già diverso dal binario della maggioranza delle aziende agricole siciliane, però lui guardava ai mercati ortofrutticoli ma non immaginava che ci fossero dei mercati alternativi. Io mi sono subito rivolto ai gruppi di acquisto, ho trascorso qualche tempo a Milano.”

 

“Spostare il baricentro dalla distribuzione verso il produttore. Quindi io pensavo: io ho un rapporto con i gruppi di acquisto e con i clienti singoli. I miei interlocutori sono questi. Cercavo di andare contro ai sistemi di mediazione locale e commerciale, tutt'altro che equi e contro ai soliti modi siciliani di raggruppare. Quindi non capivo cosa fosse Aequos, una cooperativa che si mette in mezzo tra me e i gas. La situazione era tesa e carica di emozioni e quindi ha mantenuto il rapporto con alcuni gruppi e basta. Era difficile comprendere la dinamica di cosa fosse Aequos.”

 

“Inoltre” dice Pietro “lui aveva un rapporto particolare con Claudio. Una volta che Claudio non c'era più sulla piazza, ha metabolizzato un po' cosa è Aequos e ha cominciato a collaborare con noi. Andrea aveva inventato “il cubotto” , che si trova ancora sul sito in campagna, ma Aequos aveva ormai già standardizzato con casse di plastica da tot per articolo. Per noi era importante questa standardizzazione, che era anche di tipo economico. Avevamo bisogno di far arrivare dalla Sicilia pallet completi. Quindi Andrea fa parte del nostro parco produttori assieme ad altri produttori di agrumi che collaborano con noi dalla nascita.”

 

Andrea risponde : “l’adeguamento del formato è stato per avere la possibilità di avere più formati, quando ci fu l'incontro a Cesate nove anni fa io venni a raccontare la mia azienda agricola. Da allora ho avuto poche opportunità di incontrare i gruppi di acquisto perché sono stato molto impegnato a creare una integrazione, una sinergia tra le aziende in Sicilia, funzionante e duratura. Il fatto di essere più persone con la stessa visione, come qui al tavolo produttori, fa in modo di poter far più cose rispetto ad essere soli. La Sicilia non consuma ciò che produce, tende ad importare. Se sei da solo è molto difficile soprattutto se devi convivere con chi non segue le più basilari forme di legalità.”

 

“Abbiamo scelto la rete di imprese perché sembrava quello più adatto. in realtà l'elasticità è dovuta a mancanza di leggi e regolamenti. Siamo una rete di 30 imprese con un magazzino, in primo luogo per gli agrumi. Una linea di produzione per lavarle e spazzolarle e il calibro per separare le arance in base alla dimensione. Prima le confezionavo in magazzini conto terzi, e questo non è coerente con la mia visione di rispetto del lavoro. non era soddisfacente. situazioni di dubbia moralità e di scarsa professionalità. non rispetto del lavoratore. Da li l'esigenza di renderci autonomi e indipendenti.”

 

“Ho capito le problematiche che limitano la capacità di aggregazione dei siciliani, mi sono confrontato con la realtà e mi sono circondato di un gruppo di lavoro che ha affrontato le problematiche in maniera costruttiva. il lavoro a tempo indeterminato è abbastanza raro in agricoltura. c'è una dipendenza mentale dal sussidio di disoccupazione, che è qualcosa che altera completamente la percezione del lavoro da parte del dipendente. andare a proporre un contratto a tempo indeterminato ad un bracciante agricolo è difficile perchè ha paura di perdere la disoccupazione, è una distorsione mentale che è un impresa sradicare.”

 

Lui è stato il primo in provincia di Siracusa a prendere una persona a tempo indeterminato.

 

“l'agricoltura è stagionale, quindi come fare a mantenere una persona per tutto l’anno solare? abbiamo iniziato ad immaginare qualcosa di diverso, creare delle figure lavorative che sappiano fare più cose. In Sicilia le maestranze non ci sono, sono andate sparendo negli ultimi anni, le competenze sono difficili da trovare. non ci sono contesti formativi. avendo bisogno come rete di strutturarci per fare tutto, trattamenti fitosanitari, potatura, confezionamento, raccolta. Scegliendo le persone in base al desiderio di fare questo e formandoli. un biologo, un perito informatico, ragazzi che niente avevano a che fare con l'agricoltura. abbiamo messo su un sistema che rispetta la persona. non c'è una gestione padronale come ho visto nei vari magazzini.”

 

“siamo diventati per i ragazzi della zona come un'oasi. un contesto in cui è lecito ambire ad accedere, semplicemente perché rispettiamo i criteri minimi. paghiamo il giusto e questo è già avvenieristico. abbiamo dei momenti sociali, pranziamo tutti assieme, mettiamo la musica in magazzino. cose che li non esistono. è rivoluzionario rispetto al contesto.”

 

“stiamo frantumando una serie di luoghi comuni e di alibi di chi è abituato così, fa riferimento ad una consuetudine: “non è diritto di un lavoratore aspettarsi di più”. noi abbiamo cominciato ad incrinare la visione rigida del: “si è sempre fatto così e bisogna continuare così”.”

 

“stiamo facendo cose che prima non c'erano. professionalità che prima mancavano. dispositivi di protezione ad esempio. creiamo un alternativa legale, che può essere sfruttata anche dalle altre aziende agricole della zona. Arriva qualcuno e ci dice: io sono un produttore che non riesco a vendere tramite la distribuzione normale, aiutatemi. Noi siamo li per dare supporto alla produzione, dare supporto alla comunicazione, dare supporto alle aziende che vogliono diventare bio. Però omogeneizzare l'offerta di un gruppo di produttori tramite una sola mail, un solo contatto impigrisce il produttore. quindi la rete ti aiuta in un certo servizio ma poi sei tu che devi avere i contatti con i clienti.”

 

“In Sicilia chi sa fare qualcosa lo fa per se. se lo sa fare bene prospera e fagocita gli altri. Invece: qualcuno che dica: io so fare questo, lo metto a disposizione.”

 

“Abbiamo creato delle procedure molto precise e molto rigide, che possono anche sembrare esagerate, però permettono di avere precisione e professionalità, di sapere sempre cosa sta succedendo e come. Una cosa molto importante per me di questo incontro è che queste procedure precise che ora vengono rispettare è che adesso ho più tempo libero per la vita personale ma anche per gli incontri con le persone. queste sono conoscenze che vanno diffuse. riprendere contatto con le realtà come la vostra e individuare anche quali tematiche vanno approfondite. credo sia importante non solo poter parlare del sud in maniera più completa, cosa impedisce alla Sicilia di essere un elemento trainante in Italia. vorrei poter contribuire a creare consapevolezza e mi rivolgo alla vostra organizzazione per capire come fare, per togliere dei luoghi comuni sul sud. è per questo che oggi ho preso un aereo per venire qua.”

 

Pietro dice : “noi che siamo una realtà abbastanza anomala in Italia, veniamo da esperienze di reti, reti di gas, des, prendendo coscienza della possibilità di fare qualcosa, ci siamo dati una struttura per poter lavorare in un certo modo. abbiamo portato con noi l'idea delle reti. Mi ha lasciato sorpreso l'idea tua di fare rete di imprese, invece dei soliti consorzi, op oppure cooperative.”

 

Valenziani risponde: “la rete di imprese consente una maggiore elasticità per l'organizzazione delle strutture e delle risorse umane e di acquistare mezzi che poi si possono usare in tutte le aziende o anche avere un dipendente che ci si può prestare a vicenda. essendo socio di una rete di imprese si può scambiarsi le cose. Questo nella teoria. Poi nei fatti il sindacato gli ha detto che non si può fare. quello è un campo minato, se lo attraversate cavoli vostri, non si sa se arrivi in fondo. Non c'è obbligo di conferimento, uno volendo può vendere per conto tuo. non sei obbligato a fornire un tot. Tanta gente agirebbe nella legalità se vedesse la possibilità di farlo, avendo una buona valorizzazione del prodotto, noi siamo li a dargli una alternativa, poi dipende se la persona ha o no una coscienza.”

 

A questo punto ho smesso di scrivere, ma l’incontro è andato avanti un’altra ora buona, sono state fatte varie domande a Valenziani, e sono state dette tante altre cose da Andrea: che ha un database con dentro tutte le informazioni della rete e che i campi dei produttori vengono mappati e hanno un applicazione, collegata con google maps, per sapere esattamente le zone di raccolto e per poter anche controllare le aziende. Che le aziende vengono controllate anche tramite indagine visiva ma soprattutto parlando con i lavoratori. Che alcune aziende non sono ancora completamente nella legalità ma che loro sono aperti anche a loro per appunto portarle nella legalità. Che essendo una questione di mentalità ci vuole tempo. Sicuramente non collaborano con aziende che sfruttano gli schiavi e sono tutte biologiche, tranne per alcuni trasformati, anche perché a volte il prodotto è più genuino quello non bio che quello bio. Che hanno chiuso i rapporti con un’azienda perché hanno scoperto che prendeva la frutta dal vicino. Che non tutte le aziende sono visibili sul sito web perché dipende se si sono affiliate alla rete di aziende andando proprio dal notaio oppure se si avvalgono solo di alcuni servizi e basta. Quindi sul sito sono elencate solo quelle completamente affiliate perché il sito è una pubblicità e quindi viene dato solo a questi, ma che comprare le arance navel da in campagna, in realtà arrivano da una di queste aziende non segnalate sul sito. Comunque poi sulla cassetta c’è scritto esattamente di chi è quell’azienda.

 

Un'altra cosa che mi è rimasta impressa è come Andrea cercava di spiegarci la sua difficoltà personale nel togliersi dalla mente i modi di pensare tipicamente siciliani e i preconcetti della società in cui vive per andare oltre. Lui stesso ammette di far fatica e si sforza di farlo. Anche per questo vuole il contatto con noi di Aequos, perchè siamo una realtà unica e speciale con dei modi di pensare completamente innovativi.

 

 

 

Gemma/Sabrina Vallenari

 

 


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